CAFFELATTE n. 10, ottobre 2003
HARDCORE
di Roberto, Angelo e Giorgio (LoveHate80)

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO n. 50, 1 marzo 2005
IL DISCO - I SUOI "LAST CALL" NEL CD CHE CELEBRA LA SCENA ROCK-HARDCORE ITALIANA
di Enzo Mansueto

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO n. 153, 9 giugno 2005
LO SCRIGNO DEI RICORDI BARESI SUI GRUPPI "HARDCORE PUNK"
di Paola Damiani



 

CAFFELATTE n. 10, ottobre 2003
HARDCORE
di Roberto, Angelo e Giorgio (LoveHate80)

L'hardcore è nato nei primissimi anni 80, poco dopo l'avvento del punk, non solo come estremizzazione del punk, ma come movimento, musicale e ideologico, con caratteristiche proprie e comunque destinato a incidere in maniera indelebile su una parte della generazione di quegli anni. Al contrario di quanto si possa pensare l'Italia fu un punto nevralgico molto importante dell'hardcore punk mondiale. Infatti la scena italiana degli anni 80 era apprezzata e seguita dai punk di tutto il mondo, persino da quelli inglesi e americani. Punk, si, ma comunque figli di paesi notoriamente ostici che di rado accettavano e accettano tutt'ora musica di importazione, soprattutto quella veloce e suonata con la chitarra distorta (l'hanno inventata loro...). I gruppi italiani si sono imbarcati in vari tour europei e americani, circa duecento dischi prodotti anche da etichette indipendenti di tutto il mondo (soprattutto americane, inglesi, tedesche e olandesi); addirittura nel 1987 Vogue ha dedicato un pezzo alla scena con tanto di foto (Indigesti durante uno show in Germania) e ancora oggi sulle riviste di settore si possono leggere interviste a gruppi hardcore punk famosi&stranieri che citano come fonte di ispirazione le bands italiane di quegli anni (Raw Power, Negazione, Indigesti, C.C.M., Wretched...). Fatto curioso è che in Italia il "fenomeno" è passato quasi del tutto inosservato o quasi sempre mal interpretato. C'era gente ignara del fatto che nell'edificio occupato accanto al loro palazzo di periferia dei giovani incazzati col mondo e vestiti di borchie si schiantavano, durante dei veri concerti hardcore, su vetri di bottiglie o che si aprivano ferite sul corpo con lame di vario tipo. Oppure, soprattutto alle prime apparizioni nelle strade delle città italiane, i punk venivano scambiati per bulli di destra (spesso erano vestiti di nero, alcuni primissimi punk portavano svastiche provocatorie), nazisti-fascisti o delinquenti-tossici e di conseguenza attaccati (e bastonati) da autonomi e compagni di vario genere. Ma i punk erano anche e soprattutto bersaglio dei fascisti, quelli veri, i quali probabilmente avevano intuito prima di tutti cosa significasse essere punk. L'hardcore punk italiano non è stato solo musica, anzi per la maggior parte dei gruppi la musica era "soltanto" un mezzo per poter esprimere (urlare) le proprie idee. La maggior parte dei punk di allora si dichiarava anarchica militante, altri invece erano totalmente apolitici e tendenzialmente libertari, altri profondamente autodistruttivi, nichilisti e "no future", altri erano non violenti, pacifisti, vegetariani e animalisti, altri ancora seguivano la "linea diritta" tracciata dai primi gruppi hardcore americani come i seminali Minor Threat di Washington DC che cercavano di ribaltare la visione del punk che il '77 aveva creato attraverso i Sex Pistols ed il "punk-and-destroy". In realtà, tra le varie correnti non c'era una separazione netta, al contrario la scena era molto unita e le collaborazioni tra gruppi e le altre molteplici realtà legate al punk erano intense e continue. Le produzioni dell'epoca erano finanziate dai gruppi stessi, da etichette indipendenti legate comunque al circuito antagonista o da veri e propri collettivi che si davano da fare (organizzando soprattutto concerti) per raccimolare i soldi che sarebbero serviti al gruppo per far uscire il disco. C'è da considerare che i punk italiani sono sempre stati ostili ai vari mass media, odiavano i giornalisti (quelli musicali gli davano la caccia), non rilasciavano interviste se non a fanzines autoprodotte legate alla scena e vendevano le loro produzioni (dischi, tapes, magliette, toppe, spillette...) a prezzi politici al di fuori del normale circuito commerciale dei negozi. Tutto all'insegna del "do it yourself" come scelta di vita al di fuori di un sistema che non li rappresentava. I mezzi principali di diffusione erano le fanzine: spesso scritte a mano, fotocopiate o ciclostilate in proprio e distribuite nei circuiti per posta o per passamano, contenevano interviste, recensioni, reportage sulle scene punk di altre città sia italiane che estere, articoli di natura politica contro il sistema militare, la vivisezione, le multinazionali, il nucleare... Ne citiamo solo alcune: "Dudu" (prima fanzine punk italiana che tramuterà il nome in "Pogo") e "Anti Utopia" di Milano, "Subvert" di Collegno (TO), "Attack" di Bologna, "Linea Diritta" di Segrate (MI), "Disforia" di Torino, la trilogia romana de "La Parrocchia / La Pernacchia / La Pannocchia" e "Punkaminazione", una sorta di bollettino di coordinamento tra le varie realtà punk italiane. A Como, poi, c'era T.V.O.R. (Teste Vuote Ossa Rotte) che, prima fotozine poi etichetta discografica indipendente, ha prodotto e ristampato alcune chicche dell'hardcore italiano. Chi scriveva sulle fanzine, quasi sempre suonava in qualche gruppo, organizzava concerti, autoproduceva dischi, distribuiva materiale autogestito, occupava. Era, insomma, pienamente dentro la scena. Non c'era alcuna concessione all'industria discografica o editoriale, nessun copyright, il fine era la libera e spontanea diffusione delle idee. Il periodo migliore dell'hardcore italiano è iniziato nel 1982 e si è concluso nel 1987. Breve ma intenso. I dischi, tutti stampati in tirature limitate che vanno dalle 500 alle 2.500 copie (la media era 1.000), sono ormai introvabili se non alle varie fiere del vinile a prezzi stratosferici (oggi fa sorridere leggere i vari "non pagare più di lire 1.500, 2.000, 2.500..." stampati sulle cover). La grafica è quasi sempre minimale, rozza ma piena di rabbia sincera e creatività. Alcuni dischi hanno copertine bellissime, altri orrende. Le band, le etichette, le fanzine, i posti in cui si suonava o ci si aggregava hanno raggiunto nel corso degli anni 80 un numero molto consistente, creando una rete sotterranea di comunicazioni tra le varie realtà italiane. I centri nevralgici erano concentrati prevalentemente a nord. Milano, su tutti, è stato il centro di aggregazione più importante, è stata la città che ha permesso ai gruppi hardcore punk italiani (e stranieri) di esibirsi per la prima volta in Italia in uno spazio occupato e autogestito da punk, il Virus. Nel febbraio del 1982 un gruppo di punk milanesi riesce a ricavarsi uno spazio autogestito all'interno di un capannone nel cortile di un caseggiato, occupato già dal 1975, in via Correggio 18. Il Virus fu il fulcro, il centro propulsore che in pochi mesi diede vita ad una scena fatta di diversi gruppi, iniziative e scontri con le istituzioni. Emblematica fu "L'Offensiva di Primavera", nell'aprile del 1982, tre giorni di concerti con circa una trentina di gruppi che venivano da tutt'Italia. Tra gli attivisti c'erano i Wretched, gruppo storico, anarchico, che a sua volta aveva fondato un'etichetta, la Chaos Produzioni. Era uso comune, tra i gruppi che si autoproducevano, mettere sulle copertine dei dischi i loghi della loro personale etichetta. Alcune rimanevano tali, altre invece, come nel caso della Chaos, divennero vere e proprie etichette indipendenti attive che producevano i dischi degli altri gruppi con cui condividevano i palchi e l'amicizia. Oltre quelli dei Wretched per la Chaos sono usciti dischi degli Impact di Ferrara, dei Disper-azione di Como e degli Stinky Rats di Torino. A Milano erano attivi anche Crash Box, Kobra, Rappresaglia e altri. A Trieste c'erano gli Upset Noise, molto conosciuti in Europa anche grazie ad un tour di fine '80 con i tedeschi Jingo De Lunch; poco distante, ad Udine agivano gli Eu's Arse e a Gorizia i Warfare?, autori di uno split EP con gli stessi Upset Noise. Torino era invece la città più prolifica in quanto a bands: oltre ai citati Stinky Rats, erano attivi, anche in momenti diversi, 5°Braccio, Franti, Declino, Negazione, Nerorgasmo, Bed Boys, Contrazione, Blue Vomit, D.D.T., Impeto e Assalto, Panico e tanti altri. Di Torino era anche la Meccano Records, importante etichetta indipendente. Nella vicina Alessandria, e quindi molto legati ai gruppi e collettivi torinesi, c'erano gli originalissimi Peggio Punx. Anche gli aostani Kina i quali, assieme ai Franti hanno dato vita alla Blu Bus, una delle più prolifiche etichette italiane, erano legati in maniera particolare alla scena di Torino, soprattutto per questioni geografiche. Facevano capo a Torino anche i vercellesi/torinesi Indigesti, altro gruppo veramente tecnico, veloce e innovativo. Bologna invece era la città della Attack Punk Records, prima vera etichetta punk indipendente italiana. I C.C.C.P. incisero i primi dischi per loro. Una delle menti dell'etichetta era anche il cantante dei Raf Punk, gruppo che insieme a Anna Falks, Bacteria e Stalag 17, diede vita all'importante compilation "Schiavi nella città più libera del mondo" (1981). A Bologna c'erano inoltre i Nabat, gruppo seminale (poi di culto) molto seguito soprattutto all'interno del circuito skin-oi. Rimanendo in zona è impossibile non menzionare i Raw Power di Poviglio, forse il gruppo dell'epoca più conosciuto nel mondo, nonchè gli Stigmathe e gli Infezione di Modena. A Piacenza la scena gravitava attorno all'Osteria di Sacc sul cui palco si sono alternati gruppi hardcore di tutta Italia. In Toscana c'era il Gran Ducato Hardcore (G.D.H.C.), non una vera e propria organizzazione ma un'insieme di persone, di gruppi, di etichette, fanzine che agivano nella zona. Il Victor Charlie, circolo di Pisa, era legato al G.D.H.C e ne rappresentava il nucleo. Di Pisa erano i C.C.M. e i Senza Sterzo, mentre a Firenze suonavano gli I Refuse It!, Stato Di Polizia, Stazione Suicida, Juggernaut. Da citare inoltre i Wardogs, gli A'ufshlag, gli Holocaust, i Lanciafiamme e i Putrid Fever. L'apice dell'attività del Gran Ducato fu "The Last White Christmas", concerto storico con undici gruppi locali ed ospiti i Raw Power, organizzato nella chiesa sconsacrata di San Zeno a Pisa nel dicembre 1983. Roma, lontana dall'area lombardo-piemontese, viveva di vita propria anche se non erano rare le incursioni in posti come, ad esempio, il Virus, da parte dei gruppi capitolini. Le band attive erano Bloody Riot (autori del primo disco autoprodotto a Roma), High Circle, Manimal, Lager, F.C.A. (Fori Coll'Accuso), Shotgun Solution, Fuckers, Fun, Die Cop, Attrito, Maximum Feedback. Nel 1986 le iniziative si intensificano con l'occupazione del Blitz, del C.S.O.A. Hai visto Quinto? e del Forte Prenestino, (questi ultimi due tutt'ora in attività), e con la Contagio Records. A Napoli la scena si presentava in complesso meno organica: in origine c'erano gli Underage che incisero nel 1983 un EP per la bolognese Attak Punk. Dopo qualche anno si formarono i Contropotere, band dall'attitudine punk ma dalle sonorità proto-industriali. Vero gruppo di culto nella seconda metà degli anni '80 e attivamente impegnati nelle iniziative del centro sociale Tien'a'Ment, giungono allo scioglimento dopo aver tentato la strada techno-core con il progetto CP/01. E ancora a Bari (Chain Reaction, Last Call...), in Veneto (A.C.T.H., I Deny...), in Liguria (Fall Out, 102 Truffe, The Crime Gang Bang...), ad Ascoli Piceno (Dictatrista, Stige...), a Messina (Uart Punk...). Il fenomeno ebbe grosse risonanze portando la "scuola italiana" ad estendersi a macchia d'olio. Certamente il discorso non finisce qui; parlare in maniera completa ed esauriente di quello che è stato l'hardcore in Italia richiederebbe un numero ben maggiore di parole. L'epoca d'oro dell'hardcore italiano era destinata a scemare gradualmente sulla fine degli anni '80. Diversi gruppi si erano sciolti, altri stavano tentando strade differenti con scarso successo e forse con poca convinzione. I presupposti che a inizio decennio avevano dato vita a tutto questo erano irrimediabilmente mutati insieme ai gusti della gente. E, nei C.S.A. italiani, arrivarono ad imperversare le posse... Ora, a distanza di 15 - 20 anni, l'interesse per quella scena sembra ridestarsi grazie a realtà che hanno deciso di ristampare dei vecchi dischi, a riviste che ritornano a parlarne e a gruppi che si sono riformati. Quei ragazzi, ormai quarantenni, hanno scelto vie diverse: alcuni continuano a suonare, altri sono rimasti nel settore dedicandosi alla produzione di dischi o di libri, altri fanno tutt'altro, qualcuno è morto. Ma nessuno di loro potrà mai dimenticare (o cancellare) quell'esperienza così travolgente.

I DISCHI FONDAMENTALI
Indigesti/Wretched - s/t (EP split, autoproduzione) 1982
Declino - E.p. (EP, Contro Produzioni) 1983
Bloody Riot - s/t (EP, autoproduzione) 1983
Crash Box - ...Vivi! (EP, Crash) 1984
Raw Power - Screams from the gutter (LP, Toxic Shock) 1984
Wretched - Libero di vivere libero di morire (LP, Chaos Produzioni) 1984
Impact - Solo odio (LP, Chaos Produzioni) 1984
Peggio Punx - Ci stanno uccidendo al suono della nostra musica!! (MLP, autoproduzione) 1985
Stigmathe - Lo sguardo dei morti (EP, Meccano) 1985
Disper-azione - Sempre immutata fede (EP, Chaos Produzioni) 1985
Indigesti - Osservati dall'inganno (LP, T.V.O.R.) 1985
Contrazione - Cineocchio! Storia e memoria (MLP, Blu Bus) 1985
C.C.M. - Into the void (LP, Belfagor) 1986
Kina - Cercando (LP, Blu Bus) 1986
Negazione - Lo spirito continua (LP, De Konkurrent) 1986
Upset Noise - Nothing more to be said!! (LP, Hageland) 1987
Contropotere - Nessuna speranza, nessuna paura (LP, Attack Punk) 1989

I LIBRI
"Nel cuore della bestia - Storie personali nel mondo della musica bastarda"
di Stefano Giaccone / Marco Pandin (Edizioni Zero in Condotta) 1996
"Costretti a sanguinare - Romanzo sul punk 1977-1984"
di Marco Philopat (Shake Edizioni) 1997
"Ordigni - Storia del punk a Bologna"
di Riccardo Pedrini (Castelvecchi) 1998
"Come se nulla fosse - Storie di "pank" a Roma"
di Roberto Perciballi (Castelvecchi) 2000
"I ragazzi del Mucchio"
di Silvio Bernelli (Sironi Editore) 2003
 


CORRIERE DEL MEZZOGIORNO n. 50, 1 marzo 2005
IL DISCO - I SUOI "LAST CALL" NEL CD CHE CELEBRA LA SCENA ROCK-HARDCORE ITALIANA
di Enzo Mansueto

La parola punk, ormai consegnata alla storia - per quanto in molti ritengono che essa designi un'attitudine tutt'altro che defunta e trasformatasi semmai in altre forme espressive - evoca una varietà di espressioni subculturali spesso anche contraddittorie, dalle origini londinesi della metà degli anni Settanta, ad esempio, alle degenerazioni punkabbestia di ben altri contesti marginali. I puristi sostengono che in verità la sottocultura del punk si identifichi, e si esaurisca, con quanto accaduto ai Sex Pistols e immediati dintorni: al massimo sino al 1978, dunque. Ma, qui in Italia, e fatte poche eccezioni metropolitane, il punk si diffonde nei primissimi anni Ottanta, con divisa d'ordinanza piuttosto schematica e riconoscibile (giubbotti iperborchiati, grafica verniciata paramilitare, creste, anfibi, stracci di tartan e dominanza del nero) e sonorità basiche più inclini al rock duro e tragico di stampo californiano che alla smorfia comica e sarcastica del pop inglese. E' lo stereotipo dell'hardcore, generatosi dal "germe" di Darby Crash, morto per overdose ventunenne alla fine del 1980, e di altri attori della scena ovest americana, o dei rozzi gruppi Oi! europei, contigui alla fisicità marziale di skinheads o rude boys. La stagione hardcore italiana è stata vitalissima in tutta la penisola. Di quegli anni Ottanta antagonisti, tutt'altro che rampanti e luccicosi, ci dà testimonianza un'ampia compilation, frutto di un intenso e appassionato lavoro di ricerca che ha avuto in Bari il proprio quartiere generale. I tipi del portale lovehate80 e della rinata etichetta indipendente barese Mele Marce, infatti, con l'appoggio della distribuzione romana S.O.A. Records, hanno pubblicato Hate/Love - dieci anni di mucchi selvaggi (e ossa rotte) in Italia: tirature limitate di un doppio cd in confezione dvd, accompagnato da un prezioso e curato libretto di 48 pagine, con testi, ricordi, foto, testimonianze dirette dei protagonisti, oppure di un doppio vinile colorato (rosso e nero), col medesimo libretto. I dischi sono ordinabili a prezzo politico dal succitato sito. Quarantacinque i gruppi censiti, con tracce rare, disperse, sorprendenti, per quella che è a tutt'oggi la più completa panoramica di quel particolare momento. Tanta musica, ma anche una curatissima documentazione con grafica in stile. Tra i gruppi, anche due band baresi fondamentali, capaci all'epoca di farsi apprezzare nei sottofondi della Nazione: i Chain Reaction, ma soprattutto i Last Call di Massimo Lala, la più matura personificazione del personaggio più significativo della sottocultura barese tra anni Settanta e Ottanta, prima delle sue derive mistiche e asociali e del suo suicidio. E con Massimo Lala, Pierangelo Comodo, anch'egli, purtroppo, troppo presto scomparso. Se ne sono andati: li odiamo, li amiamo.

 


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO n. 153, 9 giugno 2005
LO SCRIGNO DEI RICORDI BARESI SUI GRUPPI "HARDCORE PUNK"
di Paola Damiani

Gli anni Ottanta italiani si sono caratterizzati anche per l'incredibile fermento di giovani band punk ed hard core. La prima suggestione fu indotta dall'esplosiva irruzione londinese dei Sex Pistols per guardare poi alla scena della West Coast americana. Acerbi Jonny Rotten circolavano nelle nostre città, avventurandosi in rocamboleschi viaggi in treno verso la capitale inglese per comprare gli ultimi dischi o i mitici vestiti di "Boy", il negozio di Malcom Mc Laren e Vivienne Westwood tempio dello stile punk. Siamo lontani anni luce dalla più fortunata "generazione Ryan Air" che può comodamente raggiungere Londra con pochi euro. Le novità discografiche erano difficili da rintracciare, non c'era internet con le sue ordinazioni on line. Ma nonostante la scarsità di fonti le notizie circolavano in un tam tam in continuo aggiornamento. Bari si impose a livello nazionale per la vivacità della sua scena musicale. Adolescenti con attitudini cosmopolite creavano band, organizzavano concerti, rassegne cinematografiche e si organizzavano in autoproduzioni musicali sino a creare etichette indipendenti. E' il caso della Mele Marce Records di Giorgio Senesi, attiva sino alla fine degli anni Novanta, che ora si è rigenerata nel progetto "Hate/Love - dieci anni di mucchi selvaggi (e ossa rotte) in Italia", una doppia compilation con booklet allegato che raccoglie 45 gruppi dell'epoca d'oro dell'hardcore punk italiano. L' iniziativa nasce in collaborazione con gli ideatori di www.lovehate80.it, l'attivo sito di documentazione sulla produzione musicale di quegli anni che ha svolto un certosino recupero di informazioni e materiali. Un vero contenitore di rarità adesso disponibile anche attraverso questo disco che è stato realizzato in due formati. La versione CD è confezionata in DVD, mentre il vinile è composto da due dischi, uno nero (Hate) ed uno rosso (Love). In allegato un libro di 48 pagine con storie, testi, foto e grafica dei gruppi presenti. Tra loro due band baresi protagoniste di quegli anni, i Chain Reaction ed i Last Call di cui facevano parte due ragazzi morti troppo giovani: Massimo Lala e Pierangelo Comodo. Il disco, in tiratura limitata, è distribuito dalla romana S.O.A Records ma la maniera più semplice per procurarselo è via mail all'indirizzo compilation@lovehate80.it. Da non perdere di vista l'attività di www.lovehate80.it che ha in programma la realizzazione di un libro che completi l'informazione sulla produzione italiana nel periodo 1980-1999, un film documentario che raccoglie filmati d'epoca con immagini di concerti, tour, video e foto e la ristampa dei numeri della seguitissima fanzine dell'epoca T.V.O.R.