Stefano "Il Generale" Bettini (I Refuse It!)
Firenze, 4 settembre 2005


Socialmente, ma anche personalmente, i primi anni 80 sono stati un periodo d'angoscia ma anche di grandi cambiamenti. Era il momento in cui si era costretti a rendersi conto che la rivoluzione, se mai c'era stata, era finita male. Con le galere piene, gente in fuga, eroina a fiumi pronta a far breccia nella generale demotivazione, ci voleva qualcosa di diverso e in sintonia con il nichilismo che faceva da sfondo al periodo. In parte ci aveva pensato certa new wave, in particolare band come Pere Ubu prima o Flipper poi, in parte c'era il punk californiano: Germs, DK's, Negative Trend, Controllers... e piano piano si metteva a fuoco che era il momento buono per provare a suonare invece che limitarsi ad ascoltare e comprare i dischi degli altri. Fra la fine dell'81 e i primi mesi dell'82 scoprii che due amici miei, che conoscevo indipendentemente l'uno dall'altro, stavano provando con una band.
Uno di loro era Lapo che conoscevo da diversi anni bazzicando le piazze del movimento e i rigirii vari di quegli anni. Avevamo anche avuto un'esperienza musicale in comune, registrando un paio di brani a casa mia in cui faceva più o meno tutto lui col synth e io mi limitavo a fare rumori sconclusionati (all'epoca avrei detto che sembrava un po' Throbbing Gristle, ma probabilmente stavo calcando la mano).
L'altro era Walter, col quale avevo diviso una permanenza a Londra l'estate di due anni prima; quando eravamo un esercito di "piccoli turistini punk" (come ho ritrovato scritto in un mio diario dell'epoca) pronti a non perdersi nemmeno un concerto, a saltare all'entrata della metropolitana e a girovagare decisamente alterati alle 4 di mattina per l'acquedotto di Wood Green facendo man bassa del latte depositato fuori dalle tipiche casette con giardino in attesa del risveglio degli abitanti. Entrambi, Lapo e Walter, mi dissero che il gruppo stava cercando un cantante, e io replicai che mi sarebbe piaciuto provare. Così dopo un po' di tempo mi ritrovai convocato nell'ambito di una selezione per la quale, a priori, non sembrava potessi avere molte chances.
Intendo dire: io che non avevo mai "cantato" prima e che avevo un look tutto sommato normale come potevo competere con gente dalla cresta colorata o apparentemente più qualificata per il ruolo? Fatto sta che mi presentai alla prova, in quel di Borgo Pinti ... mitica cantina all'angolo con via di Mezzo, un posto che faceva parte della sede del movimento antagonista ma che era gestito in proprio da una banda eterogenea e punkeggiante di cui facevano parte molfettesi/e trasferitisi a Firenze, pisani e pisane connessi ai primi per loro trascorsi pugliesi, tutti più o meno uniti dal fatto di voler provare e mettere su delle band senza scendere a compromessi con quello che era il trend del momento, vale a dire quell'insulsa new wave fiorentina che era tanto di moda e impazziva nelle rockoteche col beneplacito dell'Arci e dei fighetti vestiti di nero. Certo c'era da rimanere intimoriti. A parte Lapo (ovviamente alle tastiere, sebbene col tempo fu quasi messo sotto processo perché suonava troppo e in pratica costretto a ridurre al minimo l'uso dei tasti e a concentrarsi sul rumorismo puro) e Walter (che le aveva provate un po' tutte dalla voce al basso prima di approdare alla batteria e scoprire che c'era davvero portato) gli altri due membri della band erano Sandro, un pisano dalla cresta gialla minacciosa e di poche parole (ma che una volta pronunciate erano sentenze senza appello!) al basso e Pino, uno spilungone molfettese secco come un chiodo, passione per il gioco d'azzardo ed uno stile personalissimo con la sua Rickenbacker.
Per farmi accettare dal gruppo io feci la cosa più logica, tirare fuori quello che c'avevo dentro (cioè, visto dall'esterno, berciare come un dannato) e la cosa ebbe un seguito perché fui prescelto. Fu l'inizio di un connubio che maturò presto come in una sorta di confraternita: coesione totale fuori e dentro la sala prove. Fatta la formazione, il proposito era: fare musica "tesa e nervosa" ... con Sandro che ribadiva: "senza autoindulgenza" (il che voleva dire: provare 6 giorni su 7 scartando gran parte di quello che facevamo perché giudicato, soprattutto da Sandro, autoindulgente). Veloci, sempre più veloci... ma anche intricati... un altro passaggio... Walter la macchina del suono... i testi gli davano quel tocco fra crudele e patafisico in via dei cataclismi c'erano gli umanoidi e in via dei cataclismi c'erano i serbatoi, erano vuoti, erano vuoti, erano vuoti... Le Nuove dal fronte la guerra continua questa è l'ultima occasione per andare al massacro... scrutiamo con occhi di cavia impazziti la nostra fugace realtà... io cercavo di spiegare che non era "con occhi di cavia, impazziti" ma proprio "con occhi di cavia impazziti"... erano tempi in cui Gheddafi era il cattivo numero 1 e per questo Frecce avvelenate... erano altri tempi in effetti.
Il nome I Refuse It! arrivò più avanti, prima dell'estate e della registrazione del primo demo. Prima di arrivarci ne furono scartati a dozzine. A ogni prova c'era il rito delle proposte e non si arrivava mai a niente. Eppure cominciavamo ad avere un repertorio e ci serviva un nome. I Refuse It! fu scelto forse perché non si trovava niente di meglio. Sono stato io, dopo che il nome era divenuto ufficiale, a collegarlo con una frase della moglie di Mao di fronte al tribunale di Pechino ("Mi rifiuto!") che avevo letto su un qualche numero di A/traverso (o forse era una rivista che discendeva da quella, comunque roba del post/movimento bolognese).
A fine agosto dell'82 io partii per la California portando con me il demo appena registrato: Avevo sentito dire che Biafra era interessato ai gruppi italiani ma (nonostante Biafra non fosse in USA) mai avrei sospettato l'accoglienza che mi fu riservata da Ruth Schwartz di Rough Trade e da Tim Yohannan di Maximum Rock'n'Roll... il demo trasmesso allo show radiofonico di MRR con l'intervista in diretta dalla sede della radio a Berkeley ... con Tim Y. che mi chiedeva che cosa avessero fatto i punk dopo la finale dei mondiali di calcio dell'82 aspettandosi chissà quali anarchiche reazioni e io che gli smontavo la sua idea sbagliata dicendo che, almeno a Firenze, erano stati euforici come tutti gli altri.
In quel periodo nell'area di San Francisco stava crescendo in maniera palpabile tutto l'ambiente che gravitava attorno a MRR. C'erano serate tutte le sere o nei locali o in case non so bene se occupate o cos'altro (mi sa che un gruppo come i Social Unrest l'ho visto suonare 8 volte almeno in un mese e), era appena uscito il doppio vinile "Not so quiet on the Western Front" contenente il numero 0 di MRR e, mentre ero lì assieme al Papa Leo, stava uscendo anche il numero 1 della fanzine. Insomma c'era un fervore pazzesco e io ne tornai contagiato e con una prospettiva più ampia. D'altra parte stavo per sfondare una porta aperta.
Perché limitarsi a fare un gruppo quando in realtà siamo parte di una scena, di un giro, di un movimento che ha le sue connotazioni locali ma poi fa parte di una situazione globale? Del resto le nostre intenzioni e i nostri contatti stavano già andando in quella direzione ... pisani e livornesi avevano già un giro punk in buona salute, coi CCM che si contraddistinguevano perché li vedevi suonare dappertutto, con Sid e Dome ... inconfondibili! i CCM e che avevano già fatto uscire il loro primo 45 giri, rozzo e con la copertina bianca ...un gruppo punk palesemente più tosto di 400 fascisti! E poi i Traumatic da Livorno...ed erano solo la punta dell'iceberg visto che Lucca e Grosseto e Empoli e Poggibonsi stavano per farsi sentire. Si trattava di ampliare le conoscenze, i contatti ... con Bologna, con Torino e poi per posta con tutto il globo... lettere, cassette, dischi, grafica dall'Ohio al Kansas, dal Messico all'Argentina, dal Giappone a un po' tutta Europa. Dall'Italia dibattiti interminabili sul cantare in italiano sull'autoproduzione... Tax, Punkrazio, Magou, Stiv, Maniglia, i Raf Punk, Steno...
E, a Firenze, da I Refuse It! si arriva a un collettivo pieno di risorse: Pippo, Ninnì, Fernando, Daniela, Antonella, Giovanna, Il Cella, Fefo, Brunero, Lello, il Frassa, la Francesca, il Topo, il Pesce...e via: ecco la Firenze hardcore!...E, da lì, col tempo ecco arrivare il GDHC, e poi Nuove dal Fronte, la nostra fanzine, e la Belfagor con le sue autoproduzioni: IRI, CCM, Putrid Fever, Lanciafiamme, ecco la nostra scena... I'm sending an italian scene-report, please send back a report from your area... Si trattava insomma di mettere Firenze nel GDHC, il GDHC nella mappa italiana e l'Italia HC nella mappa mondiale. Paradossalmente, un incentivo forte alla crescita di tutto questo venne proprio dai nostri dirimpettai del movimento antagonista che cominciarono a essere piuttosto diffidenti di tutto quel rigirio di punk. Certo c'erano anche persone che si conoscevano benissimo per precedenti trascorsi, ma su tutto gravava il sospetto che ciò che accadeva nella cantina/sala prove fosse troppo poco socialmente utile. Così, un giorno, ci dissero che bisognava lasciar posto a un progetto di spaghetteria... La reazione fu una spinta coesiva che aggregò le altre band fiorentine (in particolare gli Anti poi divenuti Putrid Fever e i Juggernaut) e tutto il sottobosco di gente che cominciò a ritrovarsi lì in cantina o poco lontano, comunque nell'area di Borgo Pinti.
Il punto di massima tensione fu raggiunto quando,come massima provocazione, in una notte tirammo su un muro di calce e mattoni che divideva la cantina dal resto delle sede antagonista, muro che venne da loro demolito la mattina dopo... ma vi lascio immaginare la tensione! Eppure fu una svolta, perché a quel punto si era creata una realtà d'aggregazione che non poteva più essere liquidata dal pregiudizio e la spaghetteria lasciò il posto a una sala prove allargata e a varie iniziative dove suonavamo noi o gli altri gruppi locali. Il resto non lo voglio raccontare in questa sede, mica posso scrivere un libro... mi fermo qui e mi limito perciò a queste righe scritte di getto che riguardano una storia che è stata e rimarrà cruciale per tutti quelli che vi hanno preso parte. Una storia che fa parte, come tante storie simili, della storia cruciale dell'HC italiano.
E pensare che noi I Refuse It non eravamo neanche un gruppo HC in senso stretto... sarebbe stato troppo autoindulgente... ma ci piaceva dire che l'attitudine era quella, e in effetti lo era. L'attitudine, il giro e le frequentazioni... Per concludere devo anche ricordarmi di dire che sono qui a scrivere queste righe perché è finalmente disponibile il CD che raccoglie quasi tutta la produzione IRI (mancano le cover, le versioni alternative di alcuni pezzi e poco altro). Un frammento di una storia per me cominciata nel modo che vi ho detto e continuata frastagliata da eventi con fogli di via, sostituzioni, Aikido, Fernando, Vipera, Marco, Frankie ... tour inglese con furgone in panne in mezzo a niente in un imprecisato nord dell'Inghilterra e disco registrato all'Arkantide Studios di Mike Spencer... per arrivare a un finale e tragico (o tragicomico) in una notte romana. La classica goccia che fa traboccare il vaso, altro che disco nuovo! Però mica un finale ... macché, questo cd in fondo è solo la testimonianza di un legame che continua tuttora, ed è un'emozione averlo fra le mani, come ritrovare un frammento di una storia importante... L'ha pubblicato Wide Records di Pisa com'era logico che fosse visto che la Wide nacque come naturale proseguimento della Belfagor...e con questo basta! Solo un'altra mezza riga per lasciarvi il mio indirizzo mail: ilgenerale200@hotmail.com.
Ciao, Stefano