Roberto "Tax" Farano (5° Braccio/Declino/Negazione)
Torino, 15 aprile 2003


Nel 1980 avevo 14 anni, mio fratello 5 in più. Mi portò al Palasport a vedere i Ramones, Charlie Harper e i suoi UK Subs suonarono prima. I ricordi di quella sera sono: il muro di suono della chitarra dei Ramones, le voci secondo cui "quelli di San Babila" sarebbero arrivati a fare casino (e io non capivo bene né chi fossero né perché dovessero arrivare...), Charlie Harper appunto che "giocava" con l'asta del microfono tenendola al contrario... In quell'anno arrivarono altri gruppi "nuovi", come i Police
con i Cramps, i Devo etc etc... In uno di questi concerti, forse i Damned, incontrai qualche personaggio che sembrava "interessante". Con questi primi contatti, amici chiamati Nasty, Ursus, Pinga Floyda ed altri (io stesso mi chiamavo Takkop) iniziammo ad ascoltare dischi, e anche a creare qualcosa. Alcune fanzine, contatti con i gruppi tramite lettere, poi ci viene in mente di fare delle cassette compilation, Torinoise, Punk's not dead, Assillo Politico, Torino 198X, L'incubo continua, e anche di scrivere le fanzine Krosta, Ansia, Disforia... Questa attività ci portò a conoscere la gente che era come noi interessata al punk, curiosi, ansiosi, incazzati, di tutto. Non so cosa mi attirava di preciso, almeno all'inizio, poi poco per volta le cose si sono fatte più chiare. A Torino ci si ritrovava all'inizio in alcuni bar tipo Bar Roberto di Via Po, poi in Piazza Statuto, poi altro punto importante dopo un pò il Centro d'incontro di Vanchiglia. All'inizio come dicevo prima il gruppo di persone era assolutamente vario: non c'era ancora né la presa di posizione politica né l'aspetto modaiolo del vestire. Credo che l'insoddisfazione di ognuno portasse alla ricerca di altri individui simili ma diversi dal resto del mondo che ci circondava. Io per esempio vivevo a Mirafiori, in periferia, ma preferivo farmi un ora di pullman per trovarmi in centro con altri come me piuttosto che girare con quelli del mio quartiere con cui non riuscivo a trovare un punto d'intesa. Il punto d'intesa del punk era comunque semplice... almeno all'inizio si limitava alla musica, ai dischi, alle "notizie" che si riusciva ad avere. Poi molti ovviamente si sono liquefatti, altri hanno preso maggiore coscenza, semplificando di molto si potrebbe dire dei "punk 77" piuttosto che dei "punx anarchici". Questi ultimi mi sembravano i più interessanti, e nell' 82 (avevo allora 16 anni...) formammo il 5# Braccio, con gente più grande di me e con una formazione più politica (anarchica) che punk. Il 1982 fu un anno intenso, iniziammo a suonare fuori Torino, soprattutto a Milano al Virus e quindi iniziammo a vedere tutto un mondo intero di persone che facevano, agivano, lottavano e si divertivano pure. Il Virus ha sicuramente avuto un importanza fondamentale in quegli anni per la "scena". Per me fu una specie di iniziazione sia come posto gestito da punks, sia per amicizie che si sono create, sia come prime esperienze su un palco a suonare. Fu anche l'inizio di molti collegamenti tra varie città come Pisa, Bologna, Torino, Milano, appunto, ma anche un sacco di altri posti più piccoli dappertutto (inizialmente nord italia) come ad esempio Ferrara o Genova. Proprio qui ci fu un concertone nel gennaio del 83. All'epoca i concerti erano spesso con un titolo (contro questo o contro quello) e solitamente con tanti gruppi. A Genova eravamo forse 5-6 gruppi solo da Torino. Uno di questi erano gli Antistato, dove c'erano Marco e Zazzo. A me e Orlando (allora batterista nel 5# Braccio) colpì molto la potenza della voce di Zazzo, e quando decidemmo di formare un nuovo gruppo chiedemmo a lui, che imponendo la presenza anche di Marco decise così la prima formazione dei Negazione. Uno dei motivi principali della scelta mia e di Orlando di lasciare il 5# Braccio fù l'abuso degli "slogan politici" nelle nostre canzoni. Su questo soprattutto con Sergio non ci si capiva. In un bel pezzo chiamato Paura, Mara (allora alla voce con Sergio), cantava di "... paura del vuoto delle parole, strumenti facili ed intercambiabili, paura anche delle nostre parole... degli slogan che cadono nel baratro del non vissuto...". Bellissimo. Bé, ad un concerto credo al Virus con le Antigenesi, Sergio finì proprio questo pezzo con un elenco delle parole "d'ordine" preferite dell'epoca, cose tipo "contro lo stato", "contro i fascismi di ogni tipo"..... etc etc.. insomma non ci si riprese dalla discussione che ne seguì e con Orlando decidemmo che avevamo veramente "paura" degli slogan e che non ne avremmo più usati. Con i Negazione volevamo fare anche musica più veloce, più distorta. Più... hardcore. Sempre all'interno del movimento chiamato "punx anarchici", sempre concerti con tutti i gruppi della scena (praticamente quasi tutti avevano un gruppo) ma sempre di più con discussioni tra chi riteneva più importante l'azione e la discussione politica e chi voleva fare queste stesse cose ma suonando, cercando anche di divertirsi, concependo la musica veloce e distorta come "espressione politica" di per se. I concerti li organizzavamo a Vanchiglia, un centro d'incontro del comune dove c'era una sala prove scassata che però era l'unico posto dove molti avevano la possibilità di provare. Più che altro luogo di ritrovo, sbronze, incontri etc. Dopo alcuni concerti che visto il deserto di quegli anni ovviamente richiamò molti altri "curiosi" ma anche l'attenzione di quelli a cui queste cose danno fastidio, iniziarono i problemi per avere in concessione questo spazio (ogni volta bisognava fare domanda)... Stufi di questa situazione ci furono diverse "azioni" dimostrative ed infine un occupazione di un cinema, il Diana, che durò una mattinata e, per ironia della sorte, crollò da solo (per instabilità) circa un anno dopo... lo venimmo a sapere dal giornale mentre eravamo in tour in Olanda o Danimarca... Avevamo scelto bene il posto!! In tour eravamo con altri come noi, il Declino. Con loro si era creata un amicizia speciale, ci si capiva di più sul concetto di hardcore secondo quanto dicevo prima, e insieme si andò a scoprire cosa c'era fuori dall'italia. Oltre a dividere una cassetta insieme (Mucchio Selvaggio) e appunto i primi "tour" all'estero, io stesso ero "diviso" nel senso che suonavo la batteria con il Declino e la chitarra con i Negazione. Per fortuna i primi tour non furono zeppi di date altrimenti sarebbe stata troppo dura (per me) suonare due concerti a sera. Ovviamente due concerti hardcore. Il primo tour fu una scommessa con noi stessi (beh, anche molti altri a venire ma questo di più..) e nonostante tutte le avventure e quello che successe credo che vincemmo la scommessa visto che tornati a casa non pensavamo ad altro che a ripartire. Come primo approccio riuscimmo a raccimolare ben 4 date tramite contatti epistolari messi in piedi inizialmente da me (negli anni poi Marco ricoprì maggiormente questo ruolo). Si suonò a Bielefeld e Berlino in Germania, Groningen in Olanda e Ahrus in Danimarca. Il mezzo di trasporto il treno, con un biglietto inter rail, ad agosto. Oltre al primo impatto con il punk in europa, quella prima esperienza fu anche particolare per il fatto che nel mezzo ci fù il Chaos Day di Hannover, e prima e dopo molti amici italiani (Milano, Pisa, etc) soprattutto a Berlino, dove passammo diversi giorni. Il secondo tour (gennaio 85) segnò di più una svolta nel senso che suonammo per la prima volta ad Amsterdam, dove incontrammo una scena molto organizzata, gente simpatica, e un posto chiamato Emma. Solo pochi mesi dopo avremmo registrato lì il nostro secondo EP Condannati e poi di nuovo Lo Spirito Continua. Ci sono tornato dopo diversi anni e molto é cambiato, ma allora ne rimanemmo infatuati. Avevano facilità ad ottenere dei posti che noi non potevamo neanche sognarci, per suonare, incontrarsi, anche vivere. E soprattutto li gestivano bene, con serietà "politica" ma anche con molta attenzione rispetto alla musica, sia per chi la suonava che per chi la veniva a vedere (che poi non c'é mai stata molta differenza). Se si poteva fare un appunto alla scena olandese di allora, o almeno era una sensazione che ci venne dopo avere approfondito meglio le amicizie, é che tutta quella facilità per avere i posti, i soldi della disoccupazione e quell'apparente vita facile facile aveva assopito le energie di molti, non tutti certo, ma in generale mancava una certa "rabbia" ed insoddisfazione totale e profonda. Ma non c'era problema: per quello c'eravamo noi, come gli altri gruppi italiani, che non avevamo un cazzo e quindi rabbia e fame a volontà!! Qualche anno dopo, nell'87, fra un ripensamento e l'altro di Fabrizio, cercando un batterista ci ho vissuto qualche mese... Il piano era di stabilirsi tutti lì e io nel frattempo avevo già trovato Rowdy (da Venlo, ex Pandemonium) ma non riuscimmo a resistere al ritorno di Fabrizio e quindi tornai io giù a Torino. Pochi mesi dopo, inizio 88, Fabrizio ci saluta di nuovo e questa volta sul serio, ma avevamo un tour davanti, e riuscimmo a farlo solo con l'aiuto di Rowdy appunto, che scese giù a "salvarci"... quindi poi il sogno di Amsterdam sfumò. Detto questo, di Fabrizio va anche detto che di tutti i batteristi con cui abbiamo suonato é quello con cui abbiamo vissuto di più il concetto di essere un gruppo a 4. Dopo lui non ci riuscimmo più. Con lui costruimmo le basi di un certo suono che poi sviluppammo in seguito, ma anche importante fu il passaggio dai primi tour con poche date e molti giorni liberi a tour sempre più lunghi e sempre più intensi nel senso di chilometri da macinare ogni giorno, per diverse settimane. Tutto questo sempre più o meno alle stesse condizioni, cioé dormendo per terra, a volte a casa degli organizzatori, a volte con l'organizzatore che sparisce e con lui anche il suo pavimento, e sempre prendendo quei pochi soldi che ti permettono a malapena di arrivare alla data successiva, sempre che (come regolarmente accade) non si rompa il furgone... Di solito quando il posto per dormire non c'era la tecnica più in voga era viaggiare dopo il concerto, soprattutto se nella città successiva si sapeva che c'era una casa d'appoggio. L'Inghilterra e la Spagna hanno sicuramente un posto particolare nei nostri cuori per questo aspetto, sia quando ti portano a "dormire" in un pianerottolo che puzza di piscio o quando invece ti invitano a "stenderti" in una casa dove per terra ci sono solo pagine di giornale che coprono escrementi (non umani, credo...). Mi rendo conto che sono cose difficili da immaginare, ma tant'é, questo si avvicina di più alla realtà di quanto alcune persone possono pensare rispetto ad un gruppo come il nostro che "ha suonato in giro per il mondo".... La riprova é che Fabrizio smise una volta e poi smise due volte per un motivo semplice: non voleva stare lontano dalla sua ragazza. A ripensarci oggi ovviamente lo capisco di più, ma allora no. Lui proponeva di far venire anche lei in tour e noi sostenevamo che, a parte problemi logistici di spazio in furgone, costi, posti per dormire (etc etc etc)... il concetto era... in tour sei con la band, a casa con chi vuoi. Non so se é giusto o meno, ma non ho mai vissuto l'idea (e la pratica) di andare in giro a suonare e magari tra una data e l'altra viaggiare separati e/o con la propria donna. In primo luogo non si poneva il problema perché era già un impresa sopravvivere, ma anche potendo scegliere, non so, dopo il concerto di solito ci si fermava a bere con la gente del luogo, magari ad ubriacarsi ma anche per capire come vive che pensa che fà uno simile a me ad Oslo piuttosto che a Pamplona. Perché é vero che "era dura" come raccontavo prima, ma é ancora più vero e importante che ogni sera era una festa, gente nuova, storie nuove e tutto il resto. Da quel primo "tour" dell'84, non ci si fermò più se non per pause "forzate". Alcune di queste per i classici motivi tipo il servizio civile, soprattutto per Zazzo che per esempio fece saltare il primo possibile tour in America nel 86 quando Lo Spirito venne stampato là dalla Mordam. In quel periodo per licenze e permessi vari i tour si riducevano a un paio di settimane per volta e sempre con la paranoia delle frontiere. Altro motivo classico era il problema del batterista. Già sui dischi ne abbiamo avuto un bel numero ma oltre a loro abbiamo anche suonato con altri seppur per brevi periodi. Ad esempio intorno al 84 tra Orlando e Michele per pochi mesi abbiamo usato una batteria elettronica "suonata" da Roby Vernetti (ex basso Indigesti, poi Aereoplanitaliani, produttore etc). Fortunatamente non abbiamo insistito troppo su questa strada... Un altro amico che ci aiutò per qualche altro mese intorno al 89 fù Bone degli Upset Noise. Con lui un piccolo tour nel Nord della Germania, spinto più dall'amicizia con lui che dalla necessità di quei concerti. Oltre a Rowdy che suonò con noi nel tour di Little Dreamer dell'88, un altro che non riuscì a registrare in nessun disco nostro fù Massimino (ex Stinky Rats, Indigesti). Ci siamo poi sfogati con gli Angeli anni dopo, ma della sua presenza su disco con i Negazione rimane solo Giochi nel Vento della recente raccolta Tutti Pazzi 83-92. Tutto questo ricambio non era per un capriccio particolare. Come detto prima a parte Fabrizio e soprattutto dopo di lui, si era creata una situazione particolare tra il nucleo iniziale cioé io, Marco e Zazzo, che per difesa, per unione, e anche per sbaglio a volte, faceva sì che in qualche maniera fosse difficile per il nuovo arrivato diventare effettivamente il "quarto" membro. Innanzitutto noi ci mettevamo l'anima: il gruppo prima di ogni cosa, il lavoro serviva solo ed unicamente a sopravvivere tra un tour e l'altro. Nessuno ha mai preso un lavoro fisso in quel periodo perché avrebbe intralciato la band, avrebbe costituito un problema per andare a suonare. Di conseguenza si faceva la fame, visto che dai dischi o dai concerti non si vedeva mai un soldo, e quelle poche volte che arrivavano erano immediatamente investiti in furgoni, sala prove etc. Insomma come fai a chiedere ad un batterista o a chiunque che non abbia il tuo stesso livello di "sacrificio" una completa disponibilità a fronte di zero lire e mille sbattimenti? Dopo un pò di tempo insorgono i problemi e i problemi non sempre si riescono a superare... Altri gruppi si sono sciolti di fronte a questi e/o altri problemi, noi siamo andati avanti. Intorno al 1987 le cose in Italia iniziarono a cambiare. Molti gruppi e posti non esistevano più, noi stessi suonavamo molto di più fuori che dentro l'italia, iniziavamo a sentirci più "soli". L'istinto di sopravvivenza ci fece stringere i denti e considerarci sempre di più una "famiglia" a sé. Se la scena "hardcore" era dispersa nel frattempo ci accorgevamo che c'era anche un sacco di altra gente che era interessata alla nostra musica. Per certi versi eravamo molto più aperti verso l'esterno, a differenza degli anni di "chiusura" del punk, dove giustamente non ti fidavi di nessuno che non fosse del tuo stesso giro, ma al tempo stesso continuavi a parlare solo a te stesso, a quelli come te. Iniziammo a suonare anche in locali e posti diversi dagli squat e simili, e non solo per punks e basta. Inizialmente trovammo all'estero queste esperienze "miste", concerti dove suonavano gruppi diversi e dove girava gente diversa. Metallari, punks, gente normale. Ovviamente a volte non si riusciva a comunicare, ma sempre più spesso si aveva l'impressione di respirare più liberamente, di avere un orizzonte più aperto. Anche musicalmente parlando, se le cassette che giravano nel furgone durante i tour sono testimonianza fedele di quello che girava anche nelle nostre teste, si stava ascoltando di tutto. Dal primo rap di Sugarhill Gang e Grandmaster Flash, ai primi dischi di Metallica, Slayer, Anthrax, ai classici come Minor Threat, Bad Brains, Suicidal etc... Il metal o trash che dir si voglia fu anche qualcosa che si insinuò nella nostra musica. Già nello Spirito ci sono influenze del genere e ancora di più in Little Dreamer. Io stesso per un breve periodo suonai anche con i Jester Beast, gruppo "trash" di Torino, dove, guarda un pò mi ritrovo a suonare di nuovo con Orlando... questa volta lui al basso. Con il "libera tutti" provocato da una disintegrazione di una certa scena specificatamente punk, fu normale che ai nostri concerti ci fossero anche molti metallari, soprattutto quelli che erano distanti da tutti i "cliché" del genere, e che apprezzavano anche dei testi che non parlavano di satana, donne e motori. Già, i testi. Partendo dal fatto che non volevamo usare slogan, sin dall'inizio cercammo di esprimerci come meglio ci veniva, parlando con parole nostre insomma, con il cuore. Senza coprire con la definizione "testi personali", un assenza di contenuti. A volte riuscendo ad essere positivi, altre buttando fuori tutto il proprio malessere interiore, ma ogni volta in maniera semplice e sincera. E sul palco capivi che il messaggio era recepito, che il tuo urlo era "sentito" anche da chi gridava insieme a te o da chi te lo diceva più timidamente dopo il concerto. Scrivevamo tutti e tre, io soprattutto all'inizio poi Marco ha affiancato Zazzo per finire a scrivere sempre di più. Ci tenevamo alle nostre parole, magari non dal vivo, dove era più urgente il volume e la cattiveria del suono rispetto alla pulizia e alla comprensione dei concetti, ma come agli inizi era pratica comune distribuire ad ogni concerto il volantino con i propri testi, anche poi nei dischi li abbiamo sempre riportati. Comunicare era importante e questo ci ha fatto usare anche una lingua non nostra come l'inglese, proprio nei periodi dove si suonava più di fronte a "non-italiani" che a casa. Pensavamo che in italiano i tedeschi o gli olandesi non ci avrebbero capito, e in parte era vero, ma poi dopo qualche anno capimmo anche che avrebbero capito meglio l'italiano più "sentito" di Zazzo piuttosto che il suo inglese più "forzato". Tra gli altri ce lo disse con più insistenza proprio un "non-italiano", Theo (Van Rock), con il quale registrammo tutti i dischi da Little Dreamer in poi, ad Eindhoven, sempre Olanda. Anche in questo eravamo pronti a sperimentare, cambiare, eventualmente tornare sui nostri passi. Per quel che mi riguarda le sperimentazioni musicali correvano anche in collaborazioni esterne ai Negazione. Più o meno a partire dalla fine degli anni 80 e continuando negli anni successivi, ho iniziato a suonare non solo la chitarra ma anche campionatori e computer. Ad iniziarmi in questo senso é stato MGZ di Savona, e il suo approccio pazzo e senza limiti del suo "spettacolo". I dischi li facevamo in casa, con le macchine appunto, ma sul palco tutto era registrato tranne la mia chitarra e la sua voce, mentre si alternavano sul palco con i travestimenti più assurdi (e noi con loro), il resto della "banda", chiamata poi Le Signore, con sfondo a tutto ciò dei blob estremi trasmessi da televisori o video proiettori. Un esperienza molto divertente che é durata qualche anno, mentre nel frattempo iniziavo anche a guadagnarmi da mangiare con delle sigle radiofoniche per la Rai, per dei programmi "evoluti" come Stereodrome, Planet Rock etc dove anche lì ho sperimentato molte cose. Da una di queste sigle ad esempio è poi nata un altra collaborazione, con il Generale questa volta, aka Stefano Bettini e cioé l'ex cantante degli I Refuse It, per il disco Dondola/Pupilla. Il giro si chiuse quella volta, le esperienze e amicizie dei primi anni ottanta non si erano cancellate, né mai lo saranno. Tornando ai Negazione, nel 90 finalmente riuscimmo ad andare in America. Conoscevamo già i Doa con i quali avevamo suonato in Italia, e conoscerli meglio fu un esperienza a dir poco "istruttiva". Se pensavamo di aver accumulato un pò di esperienza... beh, zio Joey Shithead ne aveva di cose da insegnarci in quanto a vita "on the road"... Inoltre ci aiutarono moltissimo nei momenti più difficili. Sì, perché fu un esperienza bellissima ma non una passeggiata. Innanzitutto avevamo toppato i tempi. Nel 86 forse avremmo spaccato tutto, ma solo 4 anni dopo tutta una certa attenzione all'hardcore sia italiano sia in generale era diminuita. I Doa stessi non erano al top della loro popolarità, e al tempo stesso, essendo una band storica, si ritrovarono a suonare, e noi con loro, in locali più grandi delle loro possibilità, e quindi spesso pieni a metà, con relativi problemi di "rimborso", soprattutto per noi. A cose normali gli Stati Uniti non sono un posto "facile" da girare, figurarsi in queste condizioni. Nonostante tutto, in 45 giorni riuscimmo a fare 35 date, ad avere un buon riscontro dalla gente che ci veniva a vedere e anche a conoscerne diversa perché spesso l'ospitalità si creava nel dopo concerto. Oltre al tour con i Doa inoltre noi avevamo due appuntamenti importanti tra alcune date da soli: una era il New York Music Seminar che ci aveva invitati a suonare e non era roba da poco per un gruppo italiano, e l'altra, per noi ben più importante una "matinee" al mitico CBGB's sempre a New York. Niente per cui impazzire come "locale", ma sapendo chi ci aveva suonato negli anni prima di noi, fu una bella soddisfazione. Nel tour americano c'era già Jeff con noi alla batteria. Jeff, che ora si fa chiamare Neffa (come un giocatore della cremonese di quel periodo... non ricordo perché gli si diede quel soprannome ma tanté.. ) era un tipo simpatico e divertente. In realtà venne per un provino una prima volta e non se ne fece nulla. Poi la seconda volta (nel frattempo credo avesse suonato un pò con gli Impact) andò bene e per un certo periodo quasi ci fù la convinzione di aver trovato il "quarto". Ci divertimmo un sacco ma non molto dopo il tour in america ci lasciò anche lui. Dopo arrivò Massimino, e uno dei primi concerti che si fecero con lui fu il Monster a Modena, settembre 91. Eravamo in effetti al top della nostra popolarità in Italia, e riuscire a suonare in quel festival enorme era una grande soddisfazione, una gratificazione, un riconoscimento di quello che eravamo riusciti a fare con anni di sacrifici con le nostre uniche forze. Eravamo però anche coscenti di essere in un posto per noi assurdo, quella realtà non ci era mai appartenuta e non ci piaceva neanche più di tanto, a parte l'abbaglio di 35 mila persone davanti o della mole dell'amplificazione e del palco. Però volevamo provare com'era quella situazione, vedere quello che sarebbe successo una volta usciti fuori, oltre a toglierci una soddisfazione come dicevo prima. Il concerto in sé fu molto forte, quei 30 minuti nel primo pomeriggio con un monitor laterale grande quasi come l'amplificazione intera di un nostro concerto "normale", furono una bella botta, sia per noi che per una buona parte di quella marea infinita di gente. Anche il riconoscimento "ufficiale" c'era tutto, e con esso le inevitabili critiche per aver tradito la "causa", magari da persone che non erano mai uscite da quello stretto giro che noi stessi avevamo contribuito a creare all'inizio, oppure altri che non avevano nessuna idea "reale" di cosa significasse per noi "suonare", delle difficoltà e dei sacrifici e anche della voglia di provare cose e situazioni nuove. E situazioni diverse ne provammo di sicuro. Fino a che a forza di "andare avanti", i passi inevitabili che stavamo per compiere iniziavano a non piacerci più. O meglio, magari non erano inevitabili e noi li affrontammo nella maniera sbagliata, ma, soprattutto, questa volta al posto di superare le difficoltà ci trovammo ad accumulare insoddisfazione, e per la prima volta anche tra noi tre. Potevamo litigare con il mondo intero ma non tra di noi. Capimmo che era finita. Oggi siamo ancora più amici e questo per me conta più di tutto. Aldilà dei dischi e di tutto quanto il resto, i Negazione sono stati la mia "famiglia", con loro sono cresciuto e ho affrontato il mondo esprimendo quello che avevo dentro, comunicando, conoscendo, e anche divertendomi un mucchio. Dopo qualche anno di "pausa" ed altre esperienze, ci ho anche riprovato, dal 96 al 99, con gli Angeli. Con me di nuovo Massimino, ma non era più la stessa cosa. Mi sentivo da solo a portare avanti tutto quanto e il bello del "suonare" si riduceva solo all'ora di musica sul palco; tutto il resto era, in gran parte, noioso. Poi in realtà problemi pratici misero la parola fine anche a questa storia. Problemi di soldi spinsero prima Massimo poi Marco Conti a mollare. La cosa migliore che mi é rimasta sono i due dischi che abbiamo registrato, sia per come sono venuti, soprattutto il secondo "Voglio di più" che per averli fatti con Iain Burgess che poi é diventato un buon amico.